Manifesto

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Manifesto per il sostegno e la promozione della digitalizzazione dell’Italia, nel mondo

SI PUO’ FARE! – Maggio 2020

In Italia, così come in tutto il mondo non sappiamo ancora quando l’emergenza sanitaria, economica e sociale sarà definitivamente superata e in quale modalità, ma una cosa è certa e ormai tutti l’abbiamo capita: non ci potrà essere un futuro roseo senza un vero e proprio “Rinascimento digitale”, i cui prodromi stanno manifestandosi in maniera chiara, invocati da tutti: governi, istituzioni, cittadini, imprese, manager, operatori sanitari, osservatori, studiosi, politici, scienziati, filosofi, organi d’informazione, persino dalle massime autorità religiose.

In questa drammatica crisi, in Italia, come nel resto del mondo, la differenza, in positivo, la sta facendo, e la potrebbe ancora di più fare, solo una società veramente e profondamente digitalizzata, ancora molto di più di quanto, per fortuna con esiti confortanti e sotto gli occhi di tutti, anche dei più scettici, ha già cominciato a dimostrare.

Questo è il nostro manifesto che, come Federazione Digitale Italiana (FDI), vogliamo con energia instancabile, con forza e consapevolezza portare avanti, perché con questo “Rinascimento Digitale” possiamo già essere di slancio nella Fase 4.0, quella che possiamo definire della “New Normality”, dove il digitale (e le sue infinite risorse e opportunità) sosterranno e promuoveranno il normale progresso delle nostre società, economie, imprese, del nostro lavoro, delle nostre vite, nella giusta, completa ed equilibrata direzione.

Dipende da tutti noi, insieme e consapevoli: la piena e definitiva digital transformation del nostro Paese: SI PUO’ FARE!

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1) Utilizzare e per tempo il “contact tracing digitale” e i big data per evitare futuri lock-down delle nostre città, delle nostre economie, delle nostre attività

potendo così continuare a operare in sicurezza, utilizzando i nostri smartphone e l’enorme quantità di informazioni digitali disponibili per avere una mappa geo-localizzata ed in tempo reale della catena della trasmissione dei virus. Nel totale rispetto della privacy individuale, con alto senso di responsabilità civica e con garanzia di assoluta trasparenza da parte dei governi sull’utilizzo, anonimo di questi dati, si riuscirà così a ridurre fortemente il rischio di prossimi contagi, in maniera più lucida, predittiva ed efficiente, rispetto ad un lock-down che è stato necessario, ma al tempo stesso strumento così “analogico” e superato dalle conoscenze ed opportunità che la tecnologia e la conseguente digitalizzazione ci mette a disposizione, da risultare purtroppo poco efficiente e troppo negativo per le nostre attività economiche e sociali.

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2) Lavorare da remoto, in sicurezza e piena efficienza, addirittura con migliorata produttività

Smart-working non è e non deve essere per il futuro delle nostre attività, delle nostre aziende solo una necessità per sopravvivere nei momenti difficili, ma un normale e continuativo modus operandi, capace di moltiplicare gli effetti benefici della digitalizzazione delle nostre società, delle nostre economie, anche sul fronte della riduzione dell’inquinamento atmosferico, dell’abbattimento dei costi di trasporto, della riduzione dei costi immobiliari e del recupero di tante ore di lavoro e di tempo libero perse nel traffico e nelle lunghe code dei tragitti quotidiani casa e ufficio.

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3) Processi digitali e attività di “data-mining” che consentano a imprenditori, manager, funzionari pubblici, illuminati e reattivi, di governare modernamente ed efficacemente le proprie aziende e le nostre organizzazioni

Essi sono alla base di un efficiente e virtuoso percorso di digital transformation, terminato il quale, ogni organizzazione aziendale e pubblica sarà in grado di efficientare la propria gestione, ottimizzare risorse e risultati, aumentare la propria performance e capacità competitiva, poiché la conoscenza al servizio dell’organizzazione e della produttività porta sempre a dei migliori ricavi e al contenimento dei costi.
Il SOP Management (Smart Operational Process) sarà il nuovo paradigma con il quale impostare il lavoro di ricerca e valorizzazione dei dati interni ed esterni, strutturati e non,  da interazione uomo-uomo, uomo-macchina, macchina-macchina (IOT – Internet Of Things), il cosiddetto “data-mining”, grazie al quale sarà naturale e immediato velocizzare la raccolta dati e la loro valorizzazione, la modellizzazione dei processi, la messa a terra di modelli predittivi che, andando dritti al punto, renderanno la nuova organizzazione digitalmente trasformata, in ambito aziendale e della produzione di beni e servizi, la cosiddetta nuova Industry 4.0.

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4) E-learning per non fermare mai la nostra conoscenza e renderla democraticamente fruibile ad una platea sempre più ampia, abbattendo i costi dell’accesso alla formazione e all’istruzione, eliminando il digital divide

E’ insopportabile pensare che, in quest’epoca di digital transformation e di democratizzazione digitale della società, ancora milioni di individui nel mondo, sacche di “emarginati digitali” in ogni parte del nostro del nostro pianeta (anche sul nostro territorio nazionale), siano isolate ed escluse da questo “Rinascimento digitale”.
La conoscenza, l’apprendimento, l’informazione, la cultura umanistica e scientifica corrono sulle veloci e sempre più performanti autostrade del world wide web ed è ormai un diritto costituzionale, da carta internazionale dei diritti umani, legittima fondamentale prerogativa di ogni essere umano, avere accesso a tutto ciò, a cominciare dalla didattica e dalla formazione digitale online per tutte le nuove generazioni e per tutti gli attuali analfabeti digitali.
Potremo così colmare questo digital divide e farci trovare pronti, anche in Italia, per garantire a tutti gli studenti continuità didattica e di apprendimento, agevolando la dotazione di strumenti di connettività per tutte le famiglie, anche le più disagiate e lontane, così come per tutta la classe docente, che deve impegnarsi in un proprio, non più rimandabile, percorso d’inclusione digitale, per non venire meno al proprio ruolo e non farsi trovare inutile, se non addirittura dannosa, di ostacolo, al felice dispiegarsi dei nuovi percorsi di apprendimento digitale.

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5) E-government per snellire definitivamente il rapporto stato-cittadini e renderci effettivamente liberi e consapevoli in un libero, forte e disciplinato governo di regole, ma anche di facilità di rapporto, amichevole e basato sulla reciproca fiducia

Il cittadino digitale, consapevole dei propri doveri, ma anche dei propri diritti, si attende, non più rinviabile, una relazione con il proprio Stato (le istituzioni nazionali ed internazionali, gli apparati, i governi locali, centrali e mondiali), fluida, trasparente, fondata sul concetto di una fondamentale e realmente democratica simmetria informativa, che soppianti definitivamente ogni aspetto di insopportabile unidirezionale, oligarchica (se non, purtroppo, ancora in molte regioni del nostro pianeta, addirittura totalitaria) gestione del potere da parte dei rappresentanti della “res publica”.
La trasformazione digitale in atto può rendere finalmente virtuoso questo rapporto stato-cittadini, sburocratizzando ogni processo e rendendo semplice ed immediato l’erogazione dei servizi, l’accesso alle informazioni, nella trasparenza e rispetto dei nostri fondamentali diritti di tutela della privacy.
La nuova organizzazione sociale e di governo delle nostre vite sarà trasformata e semplificata dal “Rinascimento Digitale”.  Mai, come in questo periodo, il sogno della piena realizzazione democratica delle nostre vite e la partecipazione attiva dei cittadini alla gestione della cosa pubblica potranno essere alla portata di tutti, sempre più favorite dalla rivoluzione digitale.

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6) Edicola digitale e informazione di qualità distribuita a tutti online, a basso costo, con minore impatto ambientale, contro la deforestazione del nostro pianeta

Mai come in questo contesto, è emerso evidente il bisogno di un’informazione verificata e certificata, per contrastare il veloce espandersi del fenomeno delle fake news. Sono proprio la competenza digitale e l’adozione della conoscenza digitale che possono mettere in guardia i lettori dalle “bufale” che, sempre esistite, provano oggi ad avere più ribalta e raccogliere maggiori consensi, anche attraverso i social media, la rete, i servizi di instant messaging. E’ molto istruttivo (e rassicurante) comprendere che le persone più aperte e digitalmente evolute, sono proprie quelle più consapevoli e dotate di competenza di genere, tale da riconoscere e screditare immediatamente qualsiasi news (appunto, fake news), priva di chiarezza di fonti e quindi di autorevolezza, di firma giornalistica ed editoriale, veicolata tramite forme virali e non attraverso canali ufficiali e regolamentati, trasparenti.
L’informazione è un bene assai prezioso ed imprescindibile delle democrazie. Nella società digitalmente democratica, essa è l’enzima che attiva le coscienze, la partecipazione attiva, critica e consapevole, grazie alla tipica interattività ed immediatezza del contesto digitale. Bisogna difenderla con passione e fermezza, tutti devono fare la propria parte, gli “editori” (siano essi quelli più propri ed istituzionali, i motori di ricerca, i social media o i blogger ed influencer di ultima generazione) ed i “lettori” (l’audience, la digital audience), che possono e devono escludere, “bannandoli”, produttori e distributori di fake news, riconoscendo “fair value for money” ai produttori (e distributori regolamentati) di notizie certificate e di qualità.

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7) L'E-commerce è la risorsa digitale più importante a disposizione delle aziende per sostenere il loro mercato, le loro vendite

Ora e per il futuro, tutte le aziende, proprio grazie a questa crisi, anche in Italia, persino le più scettiche e ideologicamente chiuse al cambiamento dei loro modelli distributivi e ancorate ai vecchi e tradizionali canali di vendita esclusivamente fisici, stanno approfonditamente analizzando, implementando, potenziando il loro commercio elettronico.
La domanda c’è, ed è copiosa, un fiume in piena. Gli obiettivi e gli standard attesi dal consumatore digitale sono chiari: affidabilità, velocità di execution, trasparenza assoluta, marketing contestuale e di community, loyalty program, inventory praticamente illimitata. Ma c’è tanto spazio per tutti, per chi vuole fare da solo o per chi vuole appoggiarsi a piattaforme consolidate e diffuse quale distributore non esclusivo dei propri prodotti, ed intanto affinare community di clienti e di online shopper sulle proprie digital properties, sia per concludere vendite dirette che per generare leads e ordini da perfezionare off-line, con un modello misto (il cosiddetto Phygital), che possa far interagire virtuosamente, a beneficio e a servizio del consumatore, il canale digitale con quello fisico, in un vero e maturo approccio di omnicanalità, capace di creare una customer experience fluida e vicina.
Raggiungere ed iniziare una relazione commerciale con gli utenti online, non è stato mai così facile. Le aziende hanno a disposizione il digital advertising (in tutti i suoi strumenti, modalità, piattaforme e componenti), che garantisce loro personalizzazione del messaggio e misurazione della performance, anche in real time. Da sempre, il sogno di tutti i comunicatori, alla portata di ogni direzione aziendale. Le aziende devono semplicemente farsi trovare dove gli utenti cercano (modello pull), si informano e approfondiscono autorevolmente (publishers), vivono il loro tempo digitale (social media marketing). Molto, molto meglio che doverli andare a cercare casa per casa, in tentata vendita, come succedeva con i vecchi, analogici e assai più costosi precedenti paradigmi di marketing, basati tutti su modelli forzatamente e dispersivamente push.

 

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8) Il mondo delle transazioni economiche e finanziarie è entrato ormai prepotentemente nell’era della dematerializzazione dei sistemi di pagamento, della completa e capillare affermazione dei sistemi di pagamento digitali

Come dimostrano numerose importanti nuove economie mondiali, laddove abbiamo avuto il passaggio repentino da modelli anticapitalistici a società basate sul consumo, il passaggio più graduale dal contante alle carte di credito (e di debito) elettroniche è stato saltato a piè pari e si è passati subito alla diffusione di strumenti di pagamento digitali di massa, grazie all’uso delle diverse app e relativi standard, che risiedono ormai su tutti i nostri device mobili, i nostri nuovi smart-wallet.
Tutti gli esperti mondiali sono unanimi nello stimare che la completa eliminazione del contante porterà grandi benefici dal punto di vista del risparmio dei costi del circolante, completa trasparenza e tracciabilità delle transazioni, riduzione della criminalità organizzata e abbattimento della micro-criminalità di strada, quindi vite più sicure, pagamenti agili e veloci, contabilizzazioni rapide e sistematiche. Insomma, un altro fondamentale tassello del nostro nuovo “Rinascimento digitale” e, senza contare, da ultimo, che le vecchie e care banconote e i nostri coins si sono purtroppo dimostrate anche potenziali e assai pericolosi veicoli di trasmissione di virus indesiderati.

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9) La lotta alla criminalità e alle varie forme di terrorismo, alle forze sovversive, piuttosto che la semplice sicurezza e assistenza da remoto dei nostri cari affetti, passano attraverso un lavoro preventivo e d’inclusione digitale delle masse

La tracciabilità delle nostre vite, in forma rigorosamente e garantita anonima e con il nostro esplicito, preventivo e consapevole permesso, può rivelarsi lo strumento più importante per dare rinnovata sicurezza alle nostre vite, alle nostre abitazioni, alle nostre famiglie, ai nostri cari, anche lontani fisicamente, mettendo “fuori” i disonesti, i delinquenti, i criminali, costretti ad uscire dal sistema, quindi a palesarsi, ad essere per questo più facilmente identificabili, perseguibili.
Per realizzare questi alti obiettivi di sistema e sociali, occorreranno risorse finanziarie importanti e programmi di lavoro intensi e illuminati, condividendo da parte dei diversi Stati sovrani, con umiltà, trasparenza e attenzione, best practice internazionali, stimolando e favorendo il dibattito e la partecipazione democratica (e consapevole) alla definizione degli standard e delle nuove regole dell’era digitale e di buona convivenza civile, pacifica, economica e sociale.
Come ben rappresentato dall’OCSE nel suo progetto di web-tax, Federazione Digitale Italiana intende contribuire nel definire al più presto una proposta chiara, equilibrata ed internazionalmente condivisa, che miri ad assicurare che i grandi e assai redditizi gruppi multinazionali, incluse le società digitali, paghino le tasse dovunque abbiano significativi legami diretti con i consumatori e generino i loro profitti.
Un nuovo e più adeguato sistema di “tassazione” dovrà consentire quindi agli Stati e alle istituzioni, alla collettività, di poter contare su di un più equo e distribuito flusso di risorse e di redistribuzione del reddito. I cosiddetti OTT (Over The Top companies), hanno contribuito, in maniera decisiva, a destrutturare modelli di fiscalità precedenti, basati sulla prevalente territorialità dei ricavi, degli utili (e quindi della tassazione) dei modelli predigitali; hanno cavalcato gli effetti rivoluzionari causati anche dalla loro spinta all’innovazione digitale, che è stata certamente disruptive. Basti pensare ai devastanti effetti sulla disoccupazione a causa delle dismissioni di lavori, soppiantati dalla robotica e dalla disintermediazione digitale. Posti di lavoro sicuramente compensati o che saranno (parzialmente) compensati da nuove figure professionali (esperti di big data, data scientist, ma anche di nuovo know-how digitale per vecchie mansioni e professionalità). Il divenire di questo flusso (ancorché inevitabile e più che necessario) non sarà certo indolore e privo di passaggi traumatici. Ecco perché occorre impostare una corretta e trasparente condivisione degli obiettivi e coinvolgere gli OTT istituzionalmente e collaborativamente in questo piano di recovery.
Federazione Digitale Italiana intenderà poi, ad esempio, approfondire tra gli altri, in un piano di ricerca dedicato, anche la teoria della cosidetta “Attention tax”, recentemente introdotta da due ricercatori americani, la quale sostiene che l’estrema facilità ed economicità di accesso a contenuti media and entertainment online (spesso di ottima qualità) provoca una più o meno consapevole e crescente disattenzione tra i giovani verso il lavoro e l’impegno professionale, con prospettive di conseguenti enormi costi e destabilizzazioni sociali, che neanche il più generoso dei modelli di reddito di cittadinanza potrebbe contrastare. Il fatto è che il consumo media digitale a costo zero è insostenibile, perché il solo modello pubblicitario non può sostenerne l’economicità e perché avere milioni di giovani disimpegnati dal lavoro significa arrendersi ad una società di incompetenti e di soli online surfers. Occorre equilibrio nel nuovo Rinascimento digitale, dove, a monte di chi consuma, ci deve sempre essere chi inventa, progetta, prototipa, produce e distribuisce

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10) Il futuro della ricostruzione post rivoluzione digitale è stato reso ancora più urgente, attuale, impellente dalla pandemia Covid-19, che ha accelerato ciò che era già iniziato per effetto della globalizzazione

Una reazione certamente alla perdita di lavoro, alla cupa recessione economica, alla conseguente crisi sociale; ma anche l’occasione per introdurre nuovi strumenti e ripensare digitalmente tutte le nostre categorie mentali, tutta la nostra vita, tutte le nostre attività, in meglio, in modalità più efficienti, con più democrazia, più giustizia, più trasparenza e migliori opportunità per tutti i cittadini, nessuno escluso; più collaborazione fattuale tra gli altri Stati, nella comunità internazionale, nella nostra società dell’era digitale.